Baia dell’Isola dei Conigli - Lampedusa (AG)

Baia dell’Isola dei Conigli - Lampedusa (AG)

La baia è caratterizzata da spiagge di sabbia chiarissima, da un mare cristallino ed incontaminato, con acque cangianti dal verde smeraldo al blu cobalto, e dall’isola dei conigli posta al suo centro.

Cala dell’Arco dell’Elefante - Pantelleria (TP)

Cala dell’Arco dell’Elefante - Pantelleria (TP)

Una spiaggia dell’isola di Pantelleria dalle acque cristalline e sempre pulite caratterizzata da un singolare faraglione la cui forma assomiglia alla testa di un elefante che beve.

Eruzione del Vulcano Etna (CT)

Eruzione del Vulcano Etna (CT)

L’Etna (Mongibello) è un complesso vulcanico originatosi nel Quaternario e che è, ancora oggi, costantemente in attività (in foto l’eruzione del 13/01/2011). L’eruzione più devastante dell’ultimo millennio è stata quella del 1669.

Riserva dello Zingaro - San Vito Lo Capo (TP)

Riserva dello Zingaro - San Vito Lo Capo (TP)

La Riserva Naturale dello Zingaro si estende per 7 Km di costa tra Scopello e San Vito Lo Capo. È caratterizzata da una natura incontaminata che fa da contorno ad una antica tonnara antistante a dei faraglioni.

Oasi delle Saline - Priolo (SR)

Oasi delle Saline - Priolo (SR)

La riserva, oggi Sito di interesse Comunitario, si estende per 55 ettari nel territorio di Priolo. In passato vi si svolgeva l’attività delle saline. Nel 2008 ha vinto il primo premio come Oasi più bella d’Italia.

La Scala dei Turchi - Realmonte (AG)

La Scala dei Turchi - Realmonte (AG)

Scala dei Turchi è una spiaggia a ridosso di una bianchissima falesia di marna a strapiombo su un mare smeraldino. Si tramanda che qui sbarcassero i pirati Turchi che venivano a saccheggiare l’isola.

Teatro Greco - Taormina (ME)

Teatro Greco - Taormina (ME)

Il Teatro Greco di Taormina, il secondo più grande di Sicilia, è il più ammirato e conosciuto al mondo. Da qui si può ammirare la magnifica vista del golfo di Schisò e dell’imponenza dell’Etna.

 

La Sicilia nella Preistoria

INDICE


  ¤   Cenni storici

Mappa della Sicilia
Mappa della Sicilia

La Sicilia è la più grande isola del mar Mediterraneo sia per superficie che per popolazione.
Grazie alla centralità della sua posizione geografica, ha sempre rivestito un ruolo di primaria importanza per tutti i popoli rivieraschi del Mediterraneo.
Crocevia di tutte le rotte commerciali e punto strategico sia per difesa che per offesa in caso di guerra, ha sempre stimolato il desiderio di possesso nei popoli che volevano il dominio del mar Mediterraneo.
L’avvicendarsi di molteplici civiltà ha favorito un interscambio di usi e culture diverse che hanno anche arricchito la Sicilia di insediamenti urbani e di monumenti.
Queste antiche vestigia del passato fanno oggi della Sicilia un luogo privilegiato dove la storia viene rivissuta come se il tempo non sia mai passato.

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  ¤   Paleolitico

Ago ed amo scheggiati
Ago ed amo scheggiati

Al Paleolitico inferiore (tra i 2.500.000 ed i 120.000 anni fa) risalgono i ritrovamenti di ciottoli in pietra scheggiata su una faccia a forma di mezzaluna o di bifronti semplici, scoperti ad Agrigento nel 1968. Questi arnesi, testimoniano la presenza di antichi insediamenti umani che farebbero supporre la presenza dell’australopiteco (uno dei primi ominidi) giunto in Sicilia dall’Africa, al seguito delle migrazioni di bestiame di grosse dimensioni in cerca di nuovi pascoli, attraverso una striscia di terra che univa, all’epoca, l’Africa alla Sicilia, prima ancora che il Mar Mediterraneo la trasformasse in isola, circa un milione di anni fa.

Palaeoloxodon Falconeri (elefante nano)
Palaeoloxodon Falconeri (elefante nano)

Ma questa scoperta é stata accolta con molto scetticismo dalla comunità scientifica, mancando una correlazione stratigrafica tra la presenza umana e la presenza di fauna estinta di grosse dimensioni caratteristica del periodo. Infatti, a fronte di numerosi ritrovamenti in tante grotte della Sicilia, di sedimenti rossicci (le cosiddette “terre rosse”) che presentano una ricca fauna, ora estinta, di elefanti (i Palaeoloxodon falconeri nella grotta di Spinagallo vissuti 550.000 anni fa ed i Palaeoloxodon mnaidrensis nella grotta dei Puntali vissuti 180.000 anni fa), di iene, di ippopotami e di Ghiri (Leithia melitensis), tutte specie endemiche che farebbero pensare a forme di vita sviluppatesi nell’isola nel periodo posteriore alla glaciazione Riss e poi rimaste isolate, nessun riscontro di presenze umane si è avuto fino a tutto il Paleolitico medio (tra 120.000 e 36.000 anni fa).

Uro Bos Taurus Primogenius
Uro Bos Taurus Primogenius

Pertanto, l’unica ipotesi fino ad oggi, valida e confermata, e che trova d’accordo tutti gli studiosi, è quella secondo cui l’uomo è giunto in Sicilia, attraverso lo Stretto di Messina, nel tardo Pleistocene, poco prima del periodo epigravettiano nel Paleolitico superiore (tra i 36.000 ed i 10.000 anni fa).

Grotta dell'Addaura
Grotta dell’Addaura

Infatti le prime tracce della presenza dell’uomo nell’isola ci giungono:
 – durante l’Epigravettiano antico, dalle incisioni parietali, raffiguranti scene rituali o di iniziazione e risalenti a circa 14.000 anni fa ritrovate nella grotta Niscemi e nelle tre grotte dell’Addaura sul Monte Pellegrino a Palermo;
 – durante l’Epigravettiano evoluto, dalla grotta della Cala dei Genovesi (o dei Cervi) nell’isola di Levanzo, nelle Egadi, con figure antropomorfe stilizzate dipinte in nero (circa 10.000 anni fa), e dal riparo di San Corrado nell’entroterra siracusano;
 – durante l’Epigravettiano finale, dalla grotta di San Teodoro, dalla grotta Corruggi (nei pressi di Pachino), dalla grotta Mangiapane e dal riparo del Castello di Termini Imerese.

Uomo cavernicolo
Uomo cavernicolo

Questi gruppi umani erano popoli trogloditi (cioè che vivevano in grotte) e formavano gruppi stabili che pur sprovvisti di tecniche avanzate per lo sfruttamento delle risorse, erano in grado di svilupparsi e progredire grazie all’abbondanza di prede ed all’estrema ricchezza della flora offerta dall’isola. Nelle grotte trovavano riparo e svolgevano tutte le attività sedentarie, come la cottura, la lavorazione delle pelli, del legno, delle ossa e della pietra; celebravano le pratiche religiose con riti e disegni graffiti propiziatori alle pareti e certamente anche la sepoltura e la commemorazione dei defunti.

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  ¤   Mesolitico

Grotte di Sperlinga
Grotte di Sperlinga

Nel Mesolitico (tra i 10.000 ed i 6000 anni fa) si sviluppano in Sicilia tutte quelle attività umane post-pleistoceniche precedenti l’affermarsi della rivoluzione agricola.
La vita continua a basarsi sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta di vegetali, ma cambia profondamente nei modi e nei metodi. A seguito delle variate condizioni climatiche sono scomparse le grosse prede e la caccia è ora rivolta a quegli animali di piccola taglia che per sopravvivere avevano cercato riparo nelle foreste. L’uomo, per cacciarle, è costretto a lasciare per sempre le grotte ed a spostare le proprie abitazioni in capanne lungo le coste di laghi e fiumi, creando così dei villaggi. È in questo periodo che elabora tecniche sofisticate di lavorazione della pietra, come quella definita “microlitica”, nella quale piccole schegge di selce fissate a manici in legno o in osso sono utilizzate per costruire utensili per la caccia e la raccolta dei vegetali, nonché anche armi atte a colpire a distanza (lance, arco e frecce).

Utensili scheggiati
Utensili scheggiati

Tracce di questo periodo le riscontriamo nei graffiti sulla roccia che rappresentano scene di caccia di animali di piccola taglia nei boschi (come a Corruggi, a ‘Uzzo, nei pressi di Erice, ed a Cala dei Genovesi).
L’industria litica dell’orizzonte mesolitico siciliano è quasi del tutto operata su selce e presenta numerosi denticolati. Ad essa sono associate punte e spatole d’osso e ornamenti (come denti atrofici di cervo). Tra i ritrovamenti mesolitici siciliani più significativi abbiamo il riparo della Sperlinga (Novara di Sicilia). Per quel che riguarda le sepolture, sarebbero da attribuire al Mesolitico quelle dell’Uzzo e della Molara (nella Conca d’Oro dell’entroterra palermitano). Venivano deposti uno o due individui per tomba senza corredo funerario, se si eccettua qualche raro dente di cervo o qualche ciottolo ben lavorato, ed i loro corpi venivano adagiati su uno strato di ocra gialla. La fossa veniva poi ricoperta di pietre. Le sepolture mesolitiche siciliane sono dunque povere di quella serie di piccoli oggetti ornamentali (conchiglie forate, denti e pietre), al contrario di quanto accade per le deposizioni mesolitiche europee. Particolarmente importane un villaggio fortificato dotato di tempio e necropoli venuto alla luce sulle rive del Lago Pergusa (EN), dove nell’VIII millennio a.C. fu introdotta, per la prima volta lontano dalle coste, la coltivazione dell’ulivo.

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  ¤   Neolitico

Capanna di Thapsos
Capanna di Thapsos

Nel Neolitico (tra il 6000 ed il 3500 a.C.), nuovi popoli approdano in Sicilia apportando nuove forme di cultura e nuove conoscenze. Tra le conquiste culturali di maggiore rilievo di questo periodo c’è la navigazione, la tessitura, la lavorazione delle armi e degli utensili che ora vengono pure levigate, l’uso della ceramica impressa (con punzone o con unghia), la coltivazione della terra e l’allevamento del bestiame. L’uomo impara a non basare più la sua sussistenza solo sulla caccia e sulla raccolta dei frutti selvatici, ma anche a trarre il loro sostentamento anche dall’agricoltura e dall’allevamento del bestiame. Impara a commerciare con i popoli vicini e l’arte della navigazione. Comincia a solcare i mari con le loro piccole navi ed a commerciare con gente lontana con cui scambia prodotti e da cui apprendo idee e tecniche nuove. Adesso la presenza dell’uomo si diffonde lungo tutte le coste dell’isola e lungo le valli che costeggiano i fiumi dove vengono realizzati villaggi di capanne circondati da ampi spazi dove viene praticata l’agricoltura. Testimonianze ci giungono da ritrovamenti a Stentinello Siracusa), a San Cono (Caltanissetta), a Villafrati (Palermo) a Matrensa, a Megara Hyblea e presso gli arcipelaghi delle Egadi e delle Eolie, di resti di capanne a pianta rettangolare, vasi di terracotta decorati a impressione e di utensili litici di selce, basalto e ossidiana.

Villaggio
Villaggio

A Pantelleria si stanziò la popolazione dei Sesioti, un popolo venuto dal mare che fece dell’isola un vero e proprio centro commerciale di esportazione dell’ossidiana molto ricercata per utensili da taglio in tutto il Mediterraneo. Numerose sono le testimonianze del loro insediamento, rappresentate da piccoli resti di abitazioni e dagli importanti monumenti funebri chiamati Sesi. I Sesioti praticavano l’artigianato, il commercio, l’agricoltura, la caccia, l’allevamento e l’estrazione dell’ossidiana. Furono sterminati da una misteriosa epidemia. Il loro posto venne occupato dal popolo fenicio, un popolo di abili navigatori che trasformò il centro urbano in una città ricca ed efficiente. All’inizio del V millennio a.C., genti provenienti dalla Sicilia colonizzarono le isole Lipari creando vari centri di produzione di ossidiana e di ceramiche. Testimonianze significative di questo periodo le possiamo riscontrare tra i resti di un villaggio neolitico, con il ritrovamento di armi ed attrezzi in pietra, di stampi per oggetti di bronzo e di fusi che attestano l’uso della filatura e della tessitura.

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  ¤   Età del Rame

Uomini a caccia
Uomini a caccia

Durante l’Età del Rame (dal 3500 al 2300 a.C.), in Sicilia, sembra essere coesistito l’uso del rame con quello della pietra fino all’introduzione del bronzo, che segna il vero inizio dell’Età dei Metalli. Infatti, per molto tempo, il rame sarà utilizzato solo per la realizzazione di particolari manufatti, mentre la parte essenziale degli strumenti sarà ancora di pietra o di osso. Testimonianze di manufatti in ceramica dell’età del rame che si apparentano ai tipi tardivi del neolitico ci giungono dai ritrovamenti di Chiusazza (vicino Siracusa), da quelli di Malpasso (con bellissimi vasi semi ovoidali monocromi rossi in ceramica), e da quelli di Monte Sant’Ippolito (con la caratteristica ceramica del fiaschetto a collo alto).

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  ¤   Età del Bronzo

Utensili scheggiati
Utensili scheggiati

Con l’Età del Bronzo (dal 2300 al 900 a.C.) si entra nella protostoria, cioè nel periodo di transizione compreso tra i tempi preistorici e quelli storici (colonizzazione greca della Sicilia orientale). E’ questo il periodo in cui si cominciano ad elaborare le prime documentazioni scritte. Nuovi popoli di origine indoeuropea, giunti via mare dalla Sardegna, si stanziano nella Sicilia orientale portando nuove forme di cultura e l’arte di fondere il rame con lo stagno ottenendo il bronzo.

Capanna
Capanna

Via mare giungono anche i Fenici, popolo di origine semitica, che fondano lungo le coste le loro basi commerciali portando la loro cultura ma soprattutto la loro scrittura. Di particolare mportanza è l’arrivo dei Greci, ancora al loro primo sviluppo marittimo, che cominciano a creare nuovi insediamenti commerciali lungo le coste orientali favorendo così lo sviluppo della Civiltà Micenea nell’isola e creando le basi del loro prossimo sviluppo espansionistico. Si sviluppano così nuove culture come quella di:
 – Castelluccio (Bronzo antico dal 2200 al 1500 a.C.) nell’entroterra sud orientale nel sito della Muculufa (Agrigento), risalente al 2169 a.C. che dal territorio Agrigentino si è poi sviluppata anche nei territori di Caltanissetta, Enna, Ragusa e nell’entroterra di Siracusa e Catania diventando così la cultura più diffusa in Sicilia caratterizzata da villaggi di capanne di tipo circolare, dalla sepoltura dei defunti all’interno di grotticelle artificiali scavate nella roccia, sigillate con chiusini in pietra, da una ceramica a fondo giallo e rosso dipinta con linee marroni a volte associate al bianco e da armi fabbricate in materiale litico (basalto) ma ancora per poco perchè a breve sarà soppiantato dall’uso del bronzo;
 – Thapsos e Milazzese (Bronzo medio dal 1500 al 1300 a.C.), la prima sorta sulla penisola di Magnisi, nel comune di Priolo Gargallo (SR), per poi diffondersi in tutta la Sicilia sud-orientale e la seconda, per molti aspetti molto simile alla prima, che si sviluppa invece nella zona nord-orientale della Sicilia, nell’isola di Panarea ed in tutte le isole Eolie eccetto Vulcano, caratterizzate entrambi da villaggi edificati in posizioni arroccate e muniti di sistemi difensivi;
 – Pantalica e Cassibile (Bronzo finale dal 1300 al 1200), la prima si estende dalla valle dell’Anapo fino a Siracusa mentre la seconda si sviluppa in tutta la Sicilia Orientale, entrmbe molto più raffinate rispetto alle precedenti, probabilmente per via di un costante contatto con i Fenici, con i Greci e con i popoli presenti nelle isole vicine.

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  ¤   Età del Ferro

Sicilia arcaica
Sicilia arcaica

L’Età del Ferro (dal 1200 al 730 a.C.) è il periodo precedente all’arrivo dei Greci in Sicilia. Nella prima metà del XIII secolo a.C., tutti gli insediamenti costieri scomparvero quasi all’improvviso per l’arrivo in Sicilia dei Siculi e di altre popolazioni italiche; la popolazione indigena quindi abbandonò la fascia costiera e cercò rifugio in impervie e disagevoli zone montane, scelte perché rispondenti ad esigenze di difesa, riunendosi in grossi agglomerati. Questi popoli erano legati culturalmente a Thapsos il centro più importante della zona costiera (evidenziato dallo stile dei manufatti), che aveva anche dei contatti con i commercianti greci provenienti da Micene. Per ultima, tra XI e X secolo a.C., avvenne la penetrazione dei Fenici che fondarono le città di Solunto, Mozia, Palermo e Lilibeo. Si sviluppano così nuovi caratteri non più riconducibili all’età del Bronzo ma ad una cultura più evoluta. Reperti del periodo sono stati rinvenuti a Barcellona Pozzo di Gotto, Monte Finocchito (Noto), Sant’Angelo Muxaro. Dell’età del ferro rimangono tracce di villaggi di capanne, come a monte Finocchito mentre le ceramiche e gli oggetti metallici rinvenuti, testimoniano scambi commerciali con i popoli ellenici. La Sicilia in questo periodo risulta suddivisa tra diverse etnie: da un popolo di origine indoeuropea, i Siculi che si affermano nella Sicilia orientale, e da popoli non indoeuropei di origine semitica: gli Elimi, che occupano la fascia tirrenica e la Sicilia occidentale, i Sicani che si stanziano nella Sicilia centro-occidentale ed i Fenici che nell’intento di rafforzare la loro presenza nell’isola, cominciano a trasformare le loro basi commerciali in città.

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